Da qualche giorno Teresa Santangelo fa parte del team di Wonder Grottole come coordinatrice delle attività culturali di comunità.
Un ritorno, non un debutto
Non è la prima volta che lavoriamo insieme: nel 2020 aveva fatto un tirocinio con noi, durante il suo percorso di studi all'Università degli Studi della Basilicata.
Il suo curriculum lo dice chiaro: laurea in Culture delle Lingue Moderne e del Turismo a Bari, poi una magistrale in Scienze Antropologiche e Geografiche per i Patrimoni Culturali e la Valorizzazione del Territorio a Matera, 110 e lode. Tre anni a Casa Noha, il presidio del FAI a Matera, tra comunicazione e biglietteria. Prima ancora, eventi e fiere del turismo culturale con la Camera di Commercio della Basilicata.
Il ruolo e perché cercavamo qualcuno del territorio
Quando abbiamo scritto l'annuncio per questo ruolo, cercavamo qualcuno capace di stare tra la Wonder Casa, i residenti internazionali e la comunità locale, e di far funzionare processi di coprogettazione con scuole, amministrazione, enti del terzo settore. Ma soprattutto cercavamo una persona del posto. Non è un dettaglio: lo statuto di Wonder Grottole dice chiaramente che valorizzare le energie locali è il punto di partenza di come lavoriamo nelle aree dell'entroterra che si spopolano, in Basilicata come altrove. Coinvolgere chi è del territorio non è simbolico, è il metodo.
Tre domande a Teresa
Sei partita da qui, hai studiato il territorio da fuori, e ora ci torni per lavorarci da dentro. Cosa vedi di Grottole oggi che non vedevi nel 2020?
Nel 2020, con il Covid, il paese era vissuto quasi solo dai residenti locali. Oggi, sei anni dopo, camminando per Grottole vedo una realtà diversa: insieme alla comunità locale ci sono sempre più persone che arrivano da fuori, chi per lavoro e chi ha scelto di trasferirsi qui in modo definitivo. È un cambiamento importante.
Il tuo ruolo ti mette in mezzo tra i residenti temporanei internazionali e la comunità locale. C'è già un momento in cui hai sentito che quel ponte funzionava — o in cui hai capito che sarebbe stato più difficile del previsto?
Quando ho scelto di lavorare per Wonder Grottole, volevo proprio diventare un punto di riferimento per la mia comunità e un ponte verso chi arriva da fuori. Un momento particolare c'è già stato: ero in un locale del centro con un gruppo di ospiti internazionali e a un certo punto ho sentito gli sguardi di diversi abitanti su di me. Non so se fosse curiosità o un po' di perplessità, ma una cosa è certa: si sono chiesti chi fossi e cosa stessimo facendo. Ho capito che il mio ruolo non passa inosservato, e vedremo con il tempo come si evolve questo dialogo.
Hai una laurea in antropologia e geografia dei patrimoni culturali: cosa significa portare quello sguardo in un lavoro fatto di accoglienza, eventi, relazioni quotidiane — non di ricerca?
L'antropologia mi ha insegnato ad ascoltare senza giudicare e a capire le dinamiche di una comunità. La geografia mi ha insegnato a vedere il territorio non solo come una mappa, ma come un insieme di storie, relazioni e identità. Nel lavoro di tutti i giorni — organizzare un evento, far conoscere il paese a un ospite, fare due chiacchiere con un paesano al bar — questo sguardo diventa empatia e rispetto. La teoria è stata fondamentale, ma oggi quello che conta è fare da tramite tra il passato e il presente di Grottole: aiutare chi viene da fuori a coglierne l'anima autentica, e accompagnare la mia Grottole in questo percorso di apertura, che è ancora tutto in corso.
Grottole cresce anche così: quando chi parte per studiarla, poi torna per farla vivere.
Vuoi conoscerla? Vieni a trovarci a Grottole: il lunedì e il venerdì siamo nello spazio di coworking al Centro della Creatività Guerrieri (viale delle Resistenza), dalle 9 alle 18.